domenica 20 maggio 2012


news menu leftnews menu right

PRIMALINEA

QT Bandinlinea

Quelli che ci seguono

Utenti : 201
Contenuti : 686
Link web : 6
Tot. visite contenuti : 445402

Chi è online

 1153 visitatori e 5 utenti online

QTS CONSIGLIA

Confesercenti : Felice contro Politino, difesa della legalità contro le infiltrazioni e il malaffare mafioso? PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 11
ScarsoOttimo 
Scritto da ROSALINDA CAMARDA   

Giovanni Felice

Foto di Giulia Maggi

Una figura che dal ricoprire un importante e prestigioso incarico nel giro di due mesi viene demonizzata quasi fosse un delinquente, in coincidenza del fatto che abbia segnalato delle anomalie amministrative sulla Confesercenti regionale e soprattutto che il direttore di Catania frequentasse tranquillamente e abitudinariamente dei mafiosi.

E’ quanto emerso durante la conferenza stampa, dell’1 febbraio scorso, a Palermo, indetta da Giovanni Felice, ex presidente di Confesercenti Palermo, che ha salutato la stampa nel ratificare le proprie dimissioni da presidente regionale e dopo il commissariamento della federazione provinciale da lui presieduta. Ha quindi, spiegato i motivi, che avrebbero indotto la Giunta al commissariamento della sede di Palermo.

La Confesercenti siciliana è sul piede di guerra da quando, alla fine dello scorso anno, il presidente regionale, Giovanni Felice, ha deciso di fare chiarezza sulla gestione della Confesercenti provinciale di Catania, di cui è presidente Salvo Politino, finita nella bufera mediatica a seguito degli articoli apparsi sui giornali riguardo alle discutibili frequentazioni del Politino con ambienti ed esponenti della mafia catanese.

L’esito attuale della querelle è che Felice è stato sfiduciato, a maggioranza, dalla giunta regionale dell’associazione, a seguito della quale ha rassegnato le proprie, forzose, dimissioni da presidente regionale, pur senza demordere dal pretendere che venga fatta chiarezza sulla gestione Politino. Il braccio di ferro tra i due schieramenti a favore dell’uno o dell’altro contendente trova concretezza nell’alimentare una situazione d’inimicizia nei confronti di Palermo e, sotto la volontà di un’azione di controllo si nasconde un forte inasprimento dei rapporti all’interno della Confederazione scaturente da vicende di mafia e d’illegalità. La proposta d’invio di osservatori (di fatto un commissariamento) per effettuare il controllo sulla regolarità di gestione della Confesercenti provinciale di Palermo, anche se previsto dall’art.15 dello statuto regionale, ha i caratteri più di un atto politico che amministrativo e sicuramente l’indecoroso spettacolo offerto al pubblico e agli associati si sarebbe potuto evitare utilizzando altri mezzi e strumenti, dibattendone all’interno in maniera civile e senza acrimonia.

Così come deliberato in precedenza dalla giunta regionale circa la necessità di prendere atto delle controdeduzioni richieste alla Confesercenti di Catania (circa le inadempienze amministrative più volte evidenziate nel corso dei lavori) non si comprende perché lo stesso trattamento non venga riservato all’associazione di Palermo, verso la quale, artatamente, vengono avanzate accuse di scorrettezza amministrativa e d’indebitamento.

Da qui in avanti le dichiarazioni di Giovanni Felice. “Quando il 21/10/2011, a seguito delle notizie di stampa, ho assunto una posizione netta rispetto a quanto, stava avvenendo a Catania, nella convinzione di tutelare l’onorabilità e l’immagine della Confesercenti, tutto avrei immaginato tranne che da lì a poco più di due mesi si sarebbe mossa una mozione di sfiducia nei miei confronti. Ogni organizzazione si crea un suo modello, delle priorità e dei progetti, ma anche degli statuti che dovrebbe rispettare e dei quali dovrebbe essere garante. La mia organizzazione, anzi la mia ex, - prosegue Felice - non ha avuto nessun rispetto per le regole di legalità e trasparenza che gli ho dato con lo statuto; evidentemente l’obiettivo principale era di mettere fuori gioco non solo il presidente provinciale e regionale ma anche uno dei vice presidenti nazionali: cioè me”.

Quindi si può parlare di avere sbagliato priorità? E adesso?

Adesso devo ancora riflettere: il mio futuro personale è una cosa, ma bisogna considerare anche tanti amici in Confesercenti che prima stavano bene e adesso non più. Valuteremo insieme se è il caso di avviare altre strategie oppure ritirarmi a vita privata. Una cosa è certa, non entrerò in nessun’altra organizzazione tra quelle attuali, perché tanti anni di storia non si cancellano con un colpo di spugna. Non so se mi vorrebbero, ma in ogni caso non ci vado io. La Confesercenti di Palermo è stata commissariata perché era l'unico modo per zittirmi. La mia colpa? Avere denunciato l'allegra gestione amministrativa della Confesercenti regionale, la doppia contabilità della Confesercenti di Catania, i rapporti tra il direttore di Catania e più di un esponente della mafia catanese. E' evidente che ho scoperchiato qualcosa che non andava messa in evidenza.

Già a fine novembre del 2011, a seguito di quattro articoli apparsi sui giornali, avevo inviato un’informativa alla dirigenza nazionale Confesercenti nella quale testualmente così dichiaravo: “Lo scrivente, pur nella ragionevole convinzione dell’estraneità ai fatti del Politino, non è in grado di avere la certezza palesata dal Direttore Regionale Salvatore Curatolo circa l’estraneità del Politino ad ambienti e attività illegittime, ma ha comunque il fondato timore che il comportamento di quest’ultimo, ove accertato, finirebbe inevitabilmente per danneggiare l’immagine dell’intera Confesercenti. Di contro ritengo altrettanto doveroso sottolineare che, accordando la massima fiducia alla persona e all’operato del Politino, non è dato comprendere il perché lo stesso, a tutela della sua onorabilità e della rispettabilità della nostra organizzazione, non si sia attivato per chiedere la punizione di coloro i quali lo hanno diffamato con gli articoli di cui sopra.

Sconforto, delusione, cosa?

Mah, le posso rispondere con una metafora: penso che quando conosci una bella donna e te ne invaghisci, te ne innamori per alcune caratteristiche e poi la vedi cambiare e magari ti lascia, tu ci resti male ma poi ti rendi conto che non era la stessa donna che avevi conosciuto e di cui ti eri innamorato. La Confesercenti è stata così.

Parlare d’imprenditoria in Sicilia richiama subito alla mente l’equazione “se c’è denaro lì c’è anche la mafia”. E’ un assunto che corrisponde al vero?

Che la mafia cerchi di inserirsi in tutte le situazioni dove c’è, un elevato giro di denaro è assolutamente vero. Ciò avviene perché il controllo del territorio consente ai mafiosi, e agli imprenditori che utilizzano la zona grigia della burocrazia corrotta e dei politicanti intrallazzatori, entrambi vera anticamera del rapporto mafioso, di conoscere per tempo nuovi investimenti.

E’ possibile avviare un’attività commerciale senza attirare ‘l’attenzione’ della piovra?

Sì, se si riesce a semplificare l’iter procedurale e l’ottenimento delle autorizzazioni. In Italia le aziende di un certo livello utilizzano dei facilitatori, che in quel territorio sono aziende di servizi, mentre in Sicilia sono quei faccendieri che mettono in contatto politica, burocrazia e malaffare.

Etica: una parola che perde concretezza ogni giorno di più, soprattutto in politica e negli affari. Come riprenderne le radici?

Il sistema politico e quello imprenditoriale sono basati su priorità che poco hanno a che vedere con i valori. La logica del prima io o del basta che ci sia io ha portato il sistema a un livello di corruttela che finisce per condizionare politica ed economia. L’etica è un valore che va coltivato. Oggi si preferiscono l’apparenza e la prevaricazione, in un sistema sociale in cui la competizione è mirata a distruggere concorrenti e avversari. Invece si dovrebbero mettere in campo tutte le migliori energie e rafforzare il sistema: solo attraverso una sana competizione, basata sulla meritocrazia e sulla volontà di mettere a disposizione di tutti conoscenze e saperi si può invertire la situazione e ridare valori alla società.

Come ha detto più volte il nostro ex governatore Cuffaro “ in Sicilia, ovunque e comunque ti muovi, finirai pur sempre, anche involontariamente, col venire a contatto con il sistema mafia, corruzione, collusione”. Secondo lei è condivisibile questa visione?

E’ una visione molto realistica. Ma quali sono i comportamenti da adottare quando la incontri? Ci convivi, come diceva l’ex ministro Lunardi? Ti giri dall’altra parte? La denunci? Ogni comportamento finisce col determinare uno scenario nel quale la mafia esce più forte o più indebolita. E’ solo attraverso il culto della legalità che si può vincere la mafia.

Caso Politino: colletti bianchi e boss uniti nell’arrampicata al potere, alle stanze dei bottoni, ai comitati d’affari?

Oggi magistratura e forze dell’ordine hanno quasi disintegrato il sistema militare della mafia, ma molto resta da fare su quel 2° livello (come lo definiva Falcone) che non presenta l’aspetto cruento della mafia ma che condiziona la società civile. Abbiamo poco affrontato l’evoluzione del 3° livello e la maturazione imprenditoriale della mafia. Dove ci sono soldi non è solo la mafia a proiettarsi, ma ci sono altri soggetti che pur di arrivare primi non esitano a stringere accordi con politica corrotta, sistemi deviati e mafia. Loro, in nome di questi affari, trovano unità e convergenza; la società civile, lo Stato, riesce a dividersi su tutto, a perdere di vista le priorità, lasciando campo libero al malaffare e alla mafia di nuova generazione.

Aria nuova in politica: se ne sente la necessità sociale e l’urgenza, a causa dell’incognita futuro. Torneremo ai sani e semplici, solidi, valori dei nostri padri, dimenticando il dio denaro, il serpente del paradiso terrestre?

Tutti i rappresentanti politici odierni sono ex di qualcosa. I valori di destra e di sinistra sono coniugati con logiche del passato, mentre andrebbero rivisitati e con i bisogni attuali. Il welfare non è quello di trenta anni fa, così come i bisogni primari sono cambiati. Oggi andrebbero azzerate le posizioni iniziali, spesso lontanamente ideologiche, e su questi temi ricostruire i nuovi schieramenti. L’esempio siciliano ha avuto il merito di rompere un sistema, di disallineare i partiti dai vecchi concetti e preconcetti, ma ha il limite di non individuare un percorso/progetto per il futuro e, soprattutto, di non formare una coalizione di sviluppo.

Il gesto di estrema impotenza, quel suicidio di uno stimato imprenditore, che vedeva la sua azienda come una grande famiglia e non voleva licenziare i suoi dipendenti a causa della crisi deve invitare a riflettere, indica una voglia di riscatto, la voglia di emergere dal fango di un’economia e di una società malata?

L’imprenditore che pur di non licenziare fa crescere i debiti aziendali sino ad arrivare alla disperazione del suicidio rappresenta quel tipo d’imprenditore padre di famiglia che, al di là dell’impresa, vede un progetto da condividere con i suoi collaboratori: Ripeto, collaboratori e non dipendenti, che oggi, in un sistema di concorrenza così spietato e con un sistema di controllo che colpisce sempre gli stessi, rappresenta una figura romantica e fuori dal tempo.

E’ compito della politica fare in modo che le imprese possano riappropriarsi della funzione sociale che sono chiamate ad assolvere e questo può accadere solo se si crea un contesto che permetta alle aziende un quadro di riferimento semplice e chiaro. Solo se ognuno torna ad assolvere il proprio ruolo: se la Pubblica Amministrazione diventa un sostegno alle imprese (e non un taglieggiatore), se le banche erogano credito in base alla progettualità e potenzialità, se c’è un impegno a costruire quelle infrastrutture materiali e immateriali capaci di garantire equità e sviluppo. Mentre la Comunità Europea parla di dare anche agli imprenditori falliti una seconda opportunità, da noi si tarpano le ali anche a soggetti platealmente vincenti.

Occorre superare questo gap per metterci nelle condizioni di poter creare condizioni di pari opportunità tra i nostri imprenditori e quelli del resto d’Europa.

Riguardo alle accuse che le vengono mosse sulla situazione finanziaria e debitoria della sede di Palermo di Confesercenti cosa vuole commentare?

Per la prima volta nella storia delle organizzazioni sindacali o di qualunque struttura societaria viene commissariata una struttura che produce ''utili''. La Confesercenti di Palermo di fatto non solo non ha debiti, ma produce avanzi di gestione. Nel 2010 ha prodotto utili per euro 24.000,00, nel 2011 supererà i 100.000 euro di utili, dal 2012 produrrà almeno 60.000 euro di avanzo di gestione. Come abbiamo spiegato agli osservatori qui giunti per verificare, la Confesercenti di Palermo è nelle condizioni non solo di autogestirsi, come ha sempre fatto, ma anche di pagare i debiti della società partecipata, ora messa in liquidazione. Tutto ciò è stato ampiamente da me illustrato nella relazione inviata a Serafinelli e Raisi in data 19/01/2012.

E gli stipendi arretrati?

Ma guardi, effettivamente non capisco perché ci siano tutte queste tragedie di mezzo: nel gennaio 2011 erano stati pagati gli stipendi sino a settembre 2010, nel gennaio 2012 sono stati pagati gli stipendi sino a settembre 2011; nell’anno solare 2011 sono state pagate quattordici mensilità a tutto il personale sia della Confesercenti sia della società di servizi.

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna


SPOT


Copyright© 2010 - 2012 QT Sicilia. Editoriale QT Sicilia - P.I. 04853100875  -  powered & hosted by Dotlab  -  validato XHTML e CSS  -  @ contattaci
Edizione Locale di Bandinlinea - iscrizione al registro della stampa del Tribunale di Trani, n.01/04 del 30/10/2007
Direttore Editoriale: Adolfo Maria Messina - Direttore Responsabile: Rosalinda Camarda - tel. 0957374680 fax 0957374682