GIUSTIZIA? L'ITALIA E' IN OSTAGGIO. DOPO CRAXI E BERLUSCONI, ORA SALVINI E ..... TANTI ALTRI. Da leggere assolutamente. Il libro di Piero Tony
QTSICILIA
27/08/2018 15:53

Veti segreti, riforme non fatte, correnti che diventano partiti, processo mediatico, protagonismo politico. Piero Tony, ex capo procuratore di Prato ed ex procuratore generale di Firenze, da sempre iscritto alla corrente più di sinistra della magistratura, elogiato durante il processo Pacciani da Indro Montanelli sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, ha scelto di rinunciare al suo ruolo con due anni di anticipo per protestare contro un fenomeno tutto italiano: la gogna mediatica.

Da dietro le quinte, denuncia il modo in cui alcuni magistrati hanno trasformato gli strumenti di indagine in armi puntate sui cittadini, usate per combattere battaglie politiche più che battaglie giudiziarie, e spiega quali riforme (che ogni governo promette e nessuno, ahimé, promuove mai) potrebbero combattere definitivamente il virus che da anni distrugge la giustizia nel nostro Paese, ormai ostaggio della casta giudiziaria.

La Magistratura è uno dei 3 poteri, necessari, di uno Stato di diritto. Eppure è triste la conferma, che tutti sanno, che viene da un autorevole magistrato che in quel mondo, che troppi idealizzano e contrappongono alla politica e gli chiedono di supplirla, non sempre  agisca in ossequio alla terzietà.

Obbligatorietà dell’azione penale che diventa discrezionale; PM e GIP che si confondono; abuso della custodia cautelare; lentezza del giudizio e spesso azioni a solo beneficio di parte. Grazie a questa testimonianza del Dott. Piero Tony, che certamente non è la prima e non sarà di certo l'ultima, constatiamo che entrare nella gogna giudiziaria a nostra insaputa potrebbe diventare un’esperienza senza ritorno.

Una fortissima testimonianza, di come viene utilizzata la (in)giustizia, specialmente se fatta come operatore di giustizia che va in pensione anticipata, perdendo i privilegi di casta, per protesta contro un sistema giudiziario che non condivide più. "Fanno ciò che vogliono", è la frase più ricorrente e popolare.

Salvini è l'ultimo e più eclatante esempio di cosa può succedere in Italia, ma quanti sono quelli che si trovano nelle condizioni della persecuzione di politica-giudiziaria? 

Concludiamo il ragionamento con un pezzo illuminante di altro PM, Carlo Nordio, che con puntuale precisione stigmatizza l'azione dei colleghi Pubblici Ministeri, che essendo umani e non certo alieni, come molti idealizzano, sono anch'essi assuefatti dalle pulsioni umane, simpatie e antipatie, interessi, ideali politici e soprattutto consci di un potere illimitato al di là del bene e del male, che condiziona politica, società e popolo.

"PARADOSSI – ESIBIZIONISMO – LEGALITA’ " di Carlo Nordio

«Può sembrare paradossale che una nave militare italiana venga tenuta sotto controllo dai carabinieri per evitare sbarchi indesiderabili. In realtà è un paradosso solo apparente, perché le ragioni di igiene, o di ordine pubblico, valgono anche per le forze armate. È appena il caso di ricordare che le decisioni, secondo i vari momenti e i vari allarmi, spettano ai ministri competenti e in particolare a quello dell’Interno.

Se però dai paradossi apparenti passiamo a quelli reali, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Possiamo, per brevità, elencare i principali. Prima di tutto i rapporti con la magistratura. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento, munito di mascherina e galosce protettive, è salito a bordo della “Diciotti” tra gli obiettivi delle televisioni.

A noi, magistrati di vecchio conio, il gesto ricorda quello di un pm di Milano che quarant’anni fa, durante un’operazione antirapina, esibì una pistola alla cintola, suscitando il panico tra gli addetti ai lavori visto che per l’ingresso in magistratura non è previsto l’esame di tiro a segno e spesso, tra gli inesperti, l’arma spara da sola. Ora, l’iniziativa del Pm di Agrigento è certamente lodevole, tuttavia ci permettiamo di ricordargli, sempre in virtù della nostra anzianità, che i confini tra la solerte diligenza e l’esibizionismo imprudente sono sottili e incerti.

Anche perché il magistrato non si è limitato a questa operazione che, secondo il codice, avrebbe potuto benissimo delegare alla Polizia giudiziaria, ma ha anche ipotizzato un’indagine per arresto illegale e addirittura per sequestro di persona. Una tesi ardita per entrambi i reati: il primo, infatti, scatta quando c’ è un arresto, e qui non risulta sia stato arrestato nessuno; il secondo si verifica quando la privazione della libertà personale è illegittima, altrimenti finirebbero sotto inchiesta anche i giudici che privano della libertà gli imputati mandandoli in galera. E in questo caso è ben difficile definire illegittima una decisione squisitamente politica, di competenza discrezionale del ministro.

A tacer del fatto che, proprio per questa ragione, se reato vi fosse, le indagini sarebbero di competenza del relativo tribunale a sensi dell’articolo 96 della Costituzione. Da ultimo, può suscitar perplessità che, a fronte di gravi e reiterate violazioni delle leggi vigenti sulla immigrazione, invece di individuare e processare scafisti e trafficanti, si ipotizzi l’incriminazione di un ministro per un atteggiamento, criticabile fin che si vuole, ma che fa parte di un accordo approvato dal Parlamento sovrano.

Ancora una volta, siamo di fronte al postino che morde il cane. Poi c’è stato l’intervento del presidente della Camera. Un intervento squisitamente politico, che si sovrappone in modo improprio alle prerogative del ministro, il quale se ne assume, appunto, la responsabilità politica. Fico si è giustificato invocando la libertà di parola e i principi umanitari. Sarà.

Ma di questo passo, se ognuno dice la sua, non si sgretola solo la maggioranza: si sgretolano il Paese e le sue istituzioni. In questa confusione c’è, infine, un convitato di pietra, che, come il marmoreo Commendatore del Don Giovanni può trascinare nell’abisso ministri, governo e anche la legislatura. Il Presidente Mattarella ha già contribuito a risolvere un caso analogo poco tempo fa. Un po’ per deferenza, un po’ per buona volontà, un po’ per quieto vivere, l’intervento è passato senza grosse polemiche, suscitando anzi un sollievo compiaciuto.

Ora però il caso è diverso. Il ministro Salvini, che certo non avrà dimenticato il precedente, ha già detto che stavolta non cederà. Il che significa che nea. nche la più serrata “moral suasion” potrebbe fargli cambiare idea. Naturalmente, poiché la politica è l’arte del possibile, può darsi che Salvini la cambi “in limine vitae”, per evitare cioè la morte del governo, e forse della legislatura. Ma potrebbe anche tener duro e, nel caso estremo, dimettersi.

Un’ipotesi che potrebbe esser favorita dalla tentazione di monetizzare l’enorme consenso di cui, almeno per ora, il ministro pare godere. Sono valutazioni complesse, di cui pensiamo, e speriamo, tengano conto tutti. Persino i magistrati». Carlo Nordio

INTERESSANTISSIMO IL VIDEO DI PIERO TONY CHE TROVATE SOTTO:

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