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La valanga di tessere gonfiate inguiaia Alfano PDF Stampa E-mail
Politica - Politica Notizie
Scritto da Alessandro De Angelis   
Mercoledì 15 Febbraio 2012 09:02

Adesso il “partito degli onesti” inizia davvero a tremare. Angelino Alfano è seduto su una polveriera: lo scandalo delle tessere del Pdl. Iscritti sospetti, dal passato poco limpido, numeri gonfiati, lo spettro delle inchieste sulle faide locali. Tanto che il delfino del Cavaliere non partecipa più ai congressi in giro per l’Italia.

È il più grosso fallimento della sua segreteria. Lui che lo scorso 20 luglio, alzando la bandiera del partito limpido, dichiarò: «Penso a un election day per i congressi». Ora, di fronte al Vietnam di assise opache, che dura da mesi, se ne tiene alla larga. Silente. Non una denuncia, non una parola indignata. Nemmeno sui casi più devastanti.

Eppure di episodi ce ne sarebbero parecchi per giustificare un sussulto di trasparenza. Come quel che sta succedendo a Modena, ad esempio. Lì l’ombra di Gomorra avvolge il congresso del Pdl. Qualche giorno fa la parlamentare Isabella Bertolini ha urlato la sua preoccupazione per l’improvviso aumento delle tessere nei comuni del modenese finiti sotto l’attenzione dalle procure per infiltrazioni mafiose. Sono luoghi in cui il Pdl è praticamente inesistente. Ora ci sono quasi più tessere che voti. Segno che è accaduto qualcosa di strano: caduto il governo, si sono messi a lavoro i signori delle iscrizioni al partito, producendo un aumento del dieci per cento di adesioni. Guarda caso, tutte famiglie dall’accento casertano, e tutte residenti nei sette comuni del modenese con infiltrazioni di camorra. Non nei restanti 41, ancora un modello di vita, dove la criminalità organizzata è inesistente. E guarda caso le iscrizioni avvengono in blocco, per “famiglie”. Chissà.

Tutto normale, per il senatore Carlo Giovanardi e gli altri ras locali. I quali, dopo la denuncia della Bertolini, hanno recitato un’operazione trasparenza più finta che vera, cancellando una ventina di nomi dalle liste degli iscritti. Scelti non si sa in base a quale criterio, visto che in mezzo c’è capitato il padre di un consigliere comunale di Carpi, militante vero. L’obiettivo era un altro: distogliere l’attenzione con una cortina fumogena dalla vera black list, quella su cui trema il Pdl emiliano. La notizia, mai smentita, l’ha data il giornalista Giovanni Tizian uno che vive sotto scorta e le cui denunce, sulla Gazzetta, hanno sempre svelato la verità nascosta: negli elenchi degli oltre 5000 iscritti al Pdl compare il nome di un 28enne coinvolto nell’indagine «Medusa», coordinata dalla procura di Bologna, che ha portato all’arresto di alcuni affiliati dei clan casalesi. Dall’inchiesta è emerso che gli uomini del clan gestivano due circoli bisca, uno a Carpi e l’altro a Castelfranco, nell’ambito di un giro di affari riconducibile a Nicola Schiavone, figlio di Francesco, il boss di Gomorra meglio noto come Sandokan. Ebbene, il presidente di uno dei circoli sarebbe il neo-iscritto al Pdl.

Per i magistrati, secondo la Gazzetta, il suo ruolo era «ben definito e volto all’agevolazione degli interessi del clan dei casalesi». Il caso è stato pubblicamente sollevato lo scorso 11 febbraio, dalla stampa. E prima ancora il pericolo è stato segnalato a via dell’Umiltà, dalla Bertolini e non solo. Oggi, però, alla vigilia del congresso di Modena, al Riformista risulta che l’iscritto non è stato ancora “sospeso”. Anzi, che la segreteria del Pdl ha scelto di non vedere.

Eccola, la polveriera di Alfano. Indifferente alla stampa e al grido di dolore dei suoi dirigenti, il leader del “partito degli onesti” non si cura nemmeno dei segnali delle procure. In un’intervista, sempre al Gazzettino, il procuratore aggiunto della procura di Moderna Lucia Musti ha avvertito: «Meglio non sottovalutare i rischi di iscrizioni anomale. Il tesseramento è un possibile canale di infiltrazioni criminali». Parole al vento. Per Alfano, si sa, la mafia uccide d’estate (come titola il suo libro), e adesso è ancora inverno. A Modena, e ovunque.

Eppure le procure sono già in azione. Quella di Vicenza ha aperto un’inchiesta per «falso». E sta esaminando le 16 mila tessere del Pdl locale. Altra, enorme, questione sospetta. La denuncia è arrivata prima di Natale, quando molti vicentini si sono ritrovati nell’elenco dei tesserati a propria insaputa. Tra loro anche esponenti locali di Lega, Udc e pure di Rifondazione. Per non parlare del numero enorme di cacciatori di un famoso circolo locale che senza saperlo sono stati inseriti tra gli iscritti al Pdl. Mistero degli elenchi. Infuriata, la presidente dell’associazione dei cacciatori, Maria Cristina Caretta, a nome delle doppiette indignate ha dichiarato: «Nessuno di noi ha mai fornito al Pdl i dati degli iscritti». Ma la febbre da tesseramento drogato ha contagiato il Pdl, ovunque. A Treviso, per dirne un’altra, i moduli incompleti sono oltre mille su un totale di cinquemila, a Belluno, per dirne un’altra ancora sono state invalidate le duecento tessere raccolte da un candidato locale, tal Michele Carbogno, perché pagate con un unico bollettino cumulativo.

Insomma, nel Pdl è l’ora dell’opacità. Il partito che fu di plastica, carismatico e non territoriale, scopre i metodi delle peggiori correnti della prima repubblica: addio plastica, gli iscritti farlocchi si comprano a buon mercato. Inquietante la storia di Bari, svelata da Striscia la notizia, un esempio perfetto di furfanteria e menzogne. Sabato scorso, durante il congresso, un consigliere comunale denuncia l’anomalia di 139 iscritti che risultano tutti residenti in una certa via Colaianni, al civico 10. Gli inviati di Striscia intercettano l’avvocato e onorevole Paolo Sisto che, a domanda, risponde: «Sono soci di un’associazione che hanno deciso di aderire al Pdl lasciando il domicilio dell’associazione». Una toppa grossolana. Perché a quell’indirizzo corrisponde non un’associazione, ma una società di consulenza, di nome Area consulting. Il cui amministratore scrive a Repubblica: «Svolgiamo attività di consulenza e non ospitiamo certamente i numerosi residenti citati nell’articolo». E pure in questo caso, il delfino del Cavaliere non risulta pervenuto nella reazione. Anche se è stata sollecitata. Pesantissime le parole dell’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano: «Fuori dal partito chi ha falsificato le tessere. Questo perché il Pdl che ha centinaia di migliaia di sostenitori onesti non merita tanto disonore». Già, tanto disonore.

 

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