Pd: si investa sul Partito-Noi per elaborare un’idea progettuale di Paese
BEPPE LUMIA
20/02/2017 18:28

Si parla tanto di scissione, di cosa faranno Renzi, Emiliano, Bersani, Speranza, Rossi … . Nei social, in tv nei talk-show il dibattito impazzerà e ce ne sarà per tutti i gusti. Polemiche, battute, scelte e conflitti. Mi interessa un altro aspetto che temo sarà poco trattato e che invece ritengo decisivo: quale idea-progetto caratterizzerà la fase congressuale, la scelta dei nuovi candidati del Pd, la decisione degli scissionisti e quanto si è rimesso in moto a sinistra e nell’intero sistema politico italiano?

Almeno 5 questioni vanno prese di petto e fatte diventare idea-progetto prima di andare al voto, prima di scatenare l’ennesimo conflitto a somma zero dell’Io-leadercontro l’altro Io-leader. Tre di questi aspetti stanno battendo ripetutamente come una tempesta impazzita tutte le democrazie avanzate, le altre due riguardano la specifica e incancrenita crisi che caratterizza il contesto italiano.
Le prime tre, ripeto, riguardano il contesto della globalizzazione.

La prima riguarda la questione della sicurezza

È un vento impetuoso che soffia da destra e che trova impreparate le culture progressiste, le mette in crisi e spesso fa perdere molti consensi elettorali: immigrati e terrorismo, mafie e corruzione … richiamano la necessità di declinare  una moderna progettualità sulla sicurezza. I progressisti devono comprendere chela sicurezza è un valore di nuova generazione e che merita un rango di rilievo costituzionale. Facile a dirsi. Più complesso è coniugare, ad esempio per quanto riguarda gli immigrati, accoglienza e rigore, società aperta e bisogno di protezione.
È una progettualità che richiede un serio lavoro ed un clima adatto, di dialogo e di impegno, per trovare le soluzioni più adeguate  e condivise nella società. Soluzioni in grado di scaldare i cuori e di battere i populismi e le destre, che sulla sicurezza ci sguazzano mietendo cospicui consensi.

Il secondo aspetto riguarda l’uguaglianza

Questo vento spira invece più da sinistra e richiede la massima attenzione per essere riproposto dalla società, naturalmente nei termini più moderni e più avanzati possibili. Anche su questo aspetto le culture progressiste devono recuperare il tempo perduto ed avanzare idee-progetto forti e condivise. Le disuguaglianze di salario, quelle territoriali tra chi ha accesso ai saperi e chi no, tra chi vive in modo agiato e chi è povero in canna, la disoccupazione soprattutto giovanile … non possono essere più accettate come un normale costo sociale della globalizzazione o del mercato. C’è molto da lavorare per riavviare moderne politiche redistribuitive della ricchezza diffusa dentro una logica di sviluppo sostenibile, capace di coniugarsi con la legalità nella lotta alle mafie e alla corruzione e con la tutela dell’ambiente attraverso la valorizzazione della green economy e sfruttando le potenzialità dell’innovazione tecnologica. Anche su questo tema bisogna prepararsi bene prima di affrontare una campagna elettorale e bisogna elaborare una risposta sia sul piano dell’identità che del programma della nuova cultura progressista.

La terza questione riguarda il governo della globalizzazione e il ruolo dell’Europa

I populismi e le destre, con in testa il presidente degli Stati Uniti Trump, hanno rimesso le lancette della storia indietro, per puntare sui confini degli Stati, sul sovranismo nazionale, sulle barriere e sul protezionismo economico, sui muri e sulle chiusure agli immigrati. Le culture progressiste giocano solo in difesa, non reagiscono con la dovuta passione, mobilitazione e progettualità. Pensiamo ad esempio all’Europa. Lasciarla così significa abbandonarla a se stessa e alla sua disgregazione. Riprendiamo allora Ventotene e lanciamo una sfida vera a Trump e ai populismi, al terrorismo e alle chiusure. Mi riferisco agli Stati Uniti d’Europa. Solo un’idea-progetto di questa portata può ridare entusiasmo ed energia al pensiero e alla politica progressista, per regolare in modo più umano e giusto  la stessa  globalizzazione e proporsi come centro di cooperazione e di pace con i paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del Sud del mondo. Solo gli Stati Uniti d’Europa possono salvare l’Europa dal suo inarrestabile declino o dalla leader discutibile delle burocrazie e della Germania. Ispirarsi al manifesto di Ventotene comporta scelte di tale rilievo, piuttosto che adeguarsi all’Europa a doppia velocità in una logica tutta minimalista e al ribasso, che rende la sinistra e il pensiero progressista insipidi e privi di fascino e di visione.

Per quanto riguarda invece le due questioni italiane mi preme sottolineare la sfida  della crescita e quella della crisi dei partiti.

Per quanto concerne la sfida della crescita

In Italia da troppi anni ci troviamo di fronte a questa situazione paradossale. L’Italia sul piano sociale ha saputo meglio di molti altri Paesi limitare i danni della crisi. Quando c’e invece da decollare e ripartire in termini di ripresa l’economia italiana stenta e non riusciamo più, ormai da decenni, a superare le colonne d’Ercole del 3% di crescita del PIL.
Questione fiscale e questione sociale devono essere tenute insieme. Così scuola e innovazione, diritti sociali e diritti civili, fisco e investimenti, burocrazia e Mezzogiorno … devono essere radicalmente ripensati in un’ottica in grado di dare risultati dirompenti e rapidi prima che il Paese si sfibri e perda energia di fronte ad ogni governo che accende speranze e poi cade in profonde delusioni.
Le culture progressiste italiane debbono prendere per mano il Paese ed essere capaci di attivare un vero e proprio boom economico tale da sprigionare tutte le sue potenzialità nelle piccole e medie imprese, nel turismo e nei beni culturali. Senza una ripresa impetuosa tutto si arena nella mediocrità, nella incapacità di accendere sane speranze e di rispondere alla crisi occupazionale soprattutto giovanile con misure di governo efficaci e moderne.

L’altro aspetto riguarda la crisi del sistema politico e dei partiti in Italia

Nella Prima Repubblica regnava il “partito-noi”, nonostante ci fossero personalità e statisti di alto livello. La Seconda Repubblica ha scelto la scorciatoia del “Partito-Io” e il disastro ha travolto tutta la politica e il diffuso sistema di rappresentanza sociale, sindacale e della società civile organizzata. L'”Io e la rete”, “la rete e l’Io” sono diventati la vera ossessione di chi vuole rappresentare un’idea o qualcuno anche in politica. L'”Io” alla fine si è rivelato fragile, inconcludente. Altro che decisionista e dinamico!
La riforma del sistema politico il 4 dicembre è stata battuta dagli italiani nel referendum costituzionale. Peccato! Ma adesso non si può rinunciare a modernizzare la politica e le istituzioni. Si parta allora dai partiti, il problema dei problemi, privi di credibilità e respiro progettuale. Si investa sul Partito-Noi, ideale, aperto, radicato nei territori e con un respiro proiettato sul mondo e sulle sue drammatiche sfide.
In conclusione non rassegnamoci all’ennesima occasione di cambiamento andata a vuoto. Il congresso del Pd deve diventare l’occasione vitale di partecipazione e di elaborazione di una Idea-Progetto ricca di valori e di soluzioni concrete per accendere sane passioni e vasti consensi.
Giuseppe Lumia

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