PLEBISCITO CINQUESTELLE. DI MAIO HA IL DIRITTO DOVERE DI GOVERNARE. IL POPOLO È SOVRANO. RIFLESSIONE DI SILVIO MIRENNA
QTSICILIA
06/03/2018 11:25

Noi convintamente pensiamo che il plebiscito in favore del M5S, che si spalma su tutta la nazione, ha legittimato il partito di Di Maio, Grillo e Di Battista, ne ha il diritto/dovere, a governare l'Italia. Lo ha anche perché questa forza politica, al contrario del centrodestra (abbiamo tolto il trattino), non ha mai governato il Paese, gli altri si e, il popolo li ha premiati, un risultato incredibile anche senza coalizione che serve per accrescere e raccoglere più consensi.

Sembra chiaro che se le altre forze politiche non appoggiassero questo disegno legittimo e democratico, sarebbero ritenuti responsabili dell'instabilità dell'Italia e, che la conseguente eventuale scioglimento del parlamento sarebbe a loro addebitabile con la conseguenza che i grillini alla prossima tornata riceverebbero una maggiore affermazione bulgara.

E poi, a tutti si dà la possibilità di avere credibilità politica - amministrativa. Cioè hanno fatto sognare gli italiani, hanno fatto leva sulla presunta diversità rispetto ai partiti tradizionali? Hanno convogliato consensi sulla speranza di un reddito di cittadinanza per tutti? Etc. Etc. Etc. Bene, ora a questa nuova classe dirigente si deve dare la possibilità di rendere concreto il progetto di governo,  fare tutto ciò che affermano. Ai proclami devono sempre seguire i fatti.

Se così non fosse, nel senso che questi non andassero al governo, non avremmo mai la riprova del contario e l’ipoteca "gialla" si rinnoverebbe sine die. Togliamoci il pensiero. Facciamoli provare a canbiare l'Italia.

Di contro, però, se tutto ciò che hanno predicato per anni sarà realizzato veramente...allora chapeau!

Alcuni segali in questo senso arrivano e, su una cosa tutti i retroscenisti sono d'accordo: è il Pd la prima scelta del Movimento 5 Stelle come possibile partner di governo. Una scelta che arriva dalla logica dei numeri: il centrodestra ha tenuto e a Di Maio searebbe andata la stragrande maggioranza dei voti in uscita dal Pd, soprattutto in Sicilia.

L'atteggiamento attendista di Sergio Mattarella sembra provenire da questa consapevolezza: dovranno essere i partiti a trovare la quadra per la formazione di un esecutivo, senza che il Quirinale giochi, almeno nelle prime fasi, un ruolo di guida attiva.

L'unico ostacolo verso questo scenario è Matteo Renzi, il segretario dimissionario che congela le dimissioni almeno fino alla formazione di un governo, con l'obiettivo manifesto di impedire tale "inciucio".

Un atteggiamento che, però, non fa che esacerbare l'insofferenza di quello che, all'interno del Pd, viene chiamato il "partito di Mattarella", i pontieri consci che - se il Nazareno non sarà disponibile - lascerà al Movimento, come sola alternativa, tentare un'alleanza anti-establishment con Matteo Salvini.

Pontieri tra i quali figurano, in prima linea, Dario FranceschiniGraziano Delrio e, ormai, lo stesso presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni.

Altro ostacolo all'interno del M5S è Beppe Grillo: "Niente inciuci - tuona Grillo- Io sono il garante della biodegradabilità del Movimento".

Il senso è chiaro: vi ho portato fino a qui, ora vi lascio andare con le vostre gambe, ma se mi tradite, in un attimo schiaccio il pulsante dell’autodistruzione.

È anche per questo che nei vertici si pensa di usare, come arma di riserva, lo strumento del referendum, per decidere la strada da prendere, dando la parola alla base.

Ma il tradimento è già in atto. Le sue «parole guerriere», evocate ancora l’altro giorno, sono finite in soffitta per dare spazio a un movimento che è ormai partito, con un leader in marsina ministeriale che vuole mandare messaggi di responsabilità al capo dello Stato. Come se il padre nobile è già nel passato.

Adesso leggiamo ciò che scrive Silvio Mirenna:

"PICCOLA" RIFLESSIONE PRIMA DI ANDARE A DORMIRE.

Credo che bisognerebbe finirla di prendersi in giro e cominciare a dire le cose come stanno.
In Italia il problema non sono i partiti politici ed i loro candidati, non sono le televisioni od i giornali controllati dai poteri forti, non sono le promesse elettorali fatte e non mantenute, il problema dell'Italia, storicamente, sono sempre stati gli italiani.
Sembra un verdetto severo questo, ma basta analizzare la realtà dei fatti per capire che il nostro Paese è pervaso da una serie di malcostumi generali, insiti non soltanto nella classe politica, ma nella società tutta.

Basti pensare che gli italiani sono quelli che: parlano di una casta che da anni campa sulle spalle della cittadinanza, rubando a destra e a sinistra alla povera gente, quando poi sono i primi a non pagare le tasse, a non fare la fattura o lo scontrino, dal lavoro di decine di migliaia di euro al caffè al bar; che chiedono a gran voce ordine nelle città e rispetto delle regole, e poi gridano "sbirri di merda" per la multa in divieto di sosta e mettono la cintura di sicurezza soltanto quando vedono il posto di blocco; che hanno un innaturale bisogno di legalità, e poi guidano senza casco e senza patente, e buttano le cicche di sigaretta per terra.

L'Italia è quello Stato dove la gente odia la mafia, ma poi commette soprusi di ogni genere nei confronti dei più deboli nella sua quotidianità, e dove tutti guardano Gomorra idolatrando Genny Savastano; è quel Paese dove le persone esprimono dei pareri autorevoli riguardo le politiche commerciali del museo egizio di Torino, senza mai essere entrate in un museo in vita loro; è quel posto meraviglioso in cui i ragazzi parlano della "buona scuola" ed ogni mattina alle 7 quando si svegliano puntualmente dicono "vaffanculo, non voglio andare a scuola"; dove i leoni da tastiera condividono notizie su Facebook senza verificarne la provenienza e criticano la veridicità di quelle che passano al telegiornale, possibilmente senza neanche averne mai seguito uno per intero perché preferiscono l'isola dei famosi; dove chi vota lo fa senza documentarsi sul programma delle forze politiche, ma soltanto per provare, scegliendo chi gli fa più simpatia e chi gli promette di farlo diventare ricco stando a casa a grattarsi la testa, un po' come quando scegli i numeri del superenalotto va.

In Italia si criticano i politici per i loro privilegi, e poi si chiede al dottore amico di farci saltare la fila al pronto soccorso perché non abbiamo tempo da perdere; il bello di noi italiani è che possono toglierci la casa, basta che ci lasciano la serie A.
In questo stivale pieno zeppo di contraddizioni, un partito come il movimento 5 stelle riesce a raccogliere tutta quella fascia di popolazione che rispecchia in pieno la cultura italiana: abili oratori, critici provetti, scalmanati pronti a morire per una battaglia nella quale neanche credono. L'importante per loro è che le cose non cambino, che permanga lo status quo, che ci sia sempre qualcuno tanto pronto a lamentarsi, quanto a tirarsi indietro al momento di cambiare le cose dando il suo esempio; una versione sempre attuale dell'idea gattopardesca di "cambiare tutto per non cambiare nulla".

L'Italia è ingovernabile non per la legge elettorale, ma lo è perché gli italiani sono un popolo ingovernabile, e lo sarebbero anche sotto un governo con una maggioranza dell'80%, perché siamo pronti in pole position a lamentarci di quello e di quell'altro, ma mai troviamo il coraggio di cambiare.
Non sono i politici a dover essere cambiati o rottamati, ma gli italiani e la loro triste incoerenza, d'altronde la classe politica rappresenta il popolo che la elegge.

Buonanotte all'Italia. Silvio Mirenna.

Ecco perché il Movimento Cinquestelle deve governare

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