TUTTO E IL SUO CONTRARIO. ECCO L'ARCIPELAGO RENZIANO SICILIANO, CON CARDINALE, INSIEME NELL'ANTI-CROCETTISMO
MARIO BARRESI
07/04/2017 20:23

"L'asino è ignorante per definizione, ma intelligente; al contrario, ad esempio, del mulo, che se si incaponisce davanti a un ostacolo non c'è verso di farglielo superare. L'asino no, l'asino troverà da solo, specie se molli le briglie, il modo di passare. Nella vita, accompagnati
pure a qualche asino, ma guardati bene dal frequentare i muli!" (A. De Roberto)

Tutti dentro, per fede, per amicizia, per opportunismo, per comodo. Della prima e del post 4 dicembre. Le elezioni sono vicine e ognuno tende a consolidare la propria posizione per lucrare una poltrona. Ma la primavera è stagione di marmellate per cui va bene così.

Unico leit motif, che unisce tutti loror, la demonizzazione di Crocetta. Su questo tutti d'accordo i presenti, tranne il Governatore che ancora oggi mantiene chi lo pugnalerà... e le idi di marzo sono vicine.

Riportiamo di seguito il pezzo di Mario Barresi pubblicato ieri su "La Sicilia"...per chi non l'avesse letto. 

"Ora sì che sono tutti renziani tutti.

Quelli «veri» e «puri», si autodefiniscono. E se gli assenti - di solito, si dice - hanno sempre torto, stavolta è una conventio ad excludendum di deliziosa perfidia: «Chi c’è c’è. Chi non c’è non doveva esserci».

Metti un giovedì a pranzo. In una saletta appartata di Rinaldi al Quirinale. Tappa obbligata di Rania di Giordania, nei suoi soggiorni romani; frequentato con discreta assiduità dai presidenti emeriti, la buon’anima di Carlo Azeglio Ciampi e l’orlandiano Giorgio Napolitano. E ieri presidiato dai Matteo-boys di Sicilia, reduci da un aperitivo, rilassato e propedeutico, alla Galleria Sordi. «Lotti x 25», reca il gran libro delle prenotazioni. Sottinteso: il ministro Luca, che ospita due distinte comitive, capeggiate da Totò Cardinale e Davide Faraone.


Se ci fosse la Dc, sarebbe una normale riunione di corrente. Ma non c’è più la Balena bianca; e non c’è ancora il Partito della nazione. Dunque è qualcosa di diverso. Addio alla clandestinità degli amanti, seppur conclamati: si festeggia un fidanzamento ufficiale. «Non ci sono più renziani di serie A e di serie B, né della prima o della seconda ora. Siamo tutti un’unica cosa», esclama l’intramontabile Cardinale. Mentre gli occhi della figlia Daniela, deputata dem di rito renziano ortodosso, si riempiono d’orgoglio.

E Faraone, poco dopo, ricambierà: «Se oggi esiste ancora Sicilia Futura è perché il Pd non ha ancora compiuto quei passaggi che noi, almeno in Sicilia, ci aspettavamo quando doveva diventare un partito più aperto, per colpa di un atteggiamento ostile dalla parte più conservativa del partito». Eppure, «Sicilia Futura è come se fosse dentro il Pd, nei territori siamo in assoluta sinergia e faremo le liste assieme per le primarie, che dovranno avere un effetto-trascinamento per le Regionali, alle quali cominciamo a lavorare insieme», assicura il sottosegretario. Mentre lo sguardo dei brutti anatroccoli cardinalizi, sin qui rinnegati dal Pd, diventa il guizzo sognante di un cigno.

 La forma è sostanza. Anche nei posti al desco degli sposi. Al centro il plenipotenziario Lotti, alla sua sinistra Totò, a destra Davide, accanto a lui il «coordinatore» (così lo chiamano) Lorenzo Guerini. Aggiungi un posto a tavola, che sta per arrivare Matteo.

Ma prima dell’Avvento, gli avventori parlano. Fanno spogliatoio. Vade retro Moretti, qui ti notano di più se ci sei; e annotano l’assenza, come quella di qualche «amico troppo lealista rimasto in Sicilia». Eccoli, i magnifici commensali: i siciliani-futuristi Nicola D'Agostino, Michele Cimino, Edy Tamaio, Salvo Lo Giudice, Totò Cascio, con l’assessore Maurizio Croce e il grande capo di Fontanarossa, Nico Torrisi, come invitato speciale; i dem tendenza “tosco-egiziana” Luca Sammartino, Valeria Sudano, Gianfranco Vullo, Nello Dipasquale, Pippo Laccoto e Paolo Ruggirello, con l’assessore Alessandro Baccei; c’è anche un po’ di Enna e di Romania, con il crisafulliano Mario Alloro. Al netto dei già citati e di quelli che dimentichiamo.

Lotti fa il padrone di casa. Ringrazia tutti per «l’ottimo lavoro fatto in Sicilia per domenica scorsa, da tutti voi e soprattutto da Davide», ma «superati gli scritti adesso ci sono gli orali». Fissati il 30 aprile. Il ministro fa un po’ il bischero, quando dice che «evidentemente da voi si sta consumando una specie di vendetta da parte di una componente che dal punto di vista nazionale prova a darci un po’ di fastidio, contando molto poco anche in Sicilia». Perché «le ultime vicende dell’organizzazione della mozione in regione lo dimostrano». È «casino» avere «il segretario regionale che ci crea disagio con le storie dei tesseramenti».

Ora, nel rush verso le primarie, è il momento di contarsi. «Un modo per dimostrare chi pesa, chi conta e chi sul territorio porta realmente consenso», dice Lotti. Che, sollecitato dai convitati sul rapporto con gli alfaniani di Ap, si lascia scappare che la «situazione è pesante». Ma rassicura: è «un partito inesistente dal punto di vista territoriale, se ci pensate hanno tre ministri e sei sottosegretari ma non hanno forza politica». Certo, ammette, «questa roba non so come incida sulla Sicilia, alle prime elezioni che ci troveremo ad affrontare: è l’unica regione in cui loro sono un po’ più strutturati».

L’aria si fa più calda. «Il condizionatore, facciamo riaccendere il condizionatore», dicono. Magari qualche vampata è per il décolleté di un'ospite. O forse no. Si entra nel dettaglio. Con qualche goccia di “olio di Lorenzo”. Di quello buono, Guerini.

Si parla di liste renziane per le primarie. Una, come in tutt’Italia, o addirittura tre come invocano i più giovani e spregiudicati. «No, sarebbe l’unico caso a livello nazionale», ribatte Lotti. «Ma la Sicilia è diversa: è la Sicilia», sbotta Sudano. «La competizione da noi è complessa, dobbiamo portare più gente», ribatte Laccoto. La giusta misura sta nel mezzo: «Ne farete due, come in Campania», ipotizza il vice segretario uscente. Che, al momento del caffè, ascolterà i pettegolezzi su qualche «traditore» di AreaDem che ha osato far votare la mozione Orlando nel suo paese. Trascinato in mezzo al duello rusticano sui capilista e alternanze uomo-donna e corrente-corrente. Comunque, diceva Boskov, «partita finisce quando arbitro fischia». E dunque, ricorda Guerini, «vedremo tutto dal primo maggio in poi, i conti alla fine si tirano sempre». Poiché «sapere chi sta con noi e chi sta contro, sinceramente, non mi pare una cosa da poco».

Matteo è in ritardo. E il menu non è molto gradito. L’illusione di un’imperiale granceola, esposta in bellavista all'ingresso del ristorante, è rimasta comodamente adagiata su un letto di ghiaccio. Graziata dal sacrificio di una simpatica seppia saltata con dei croccanti carciofi. Passano inosservate le trofie con scorfano e pomodorini, prima dei “fruttini” col gelato dentro. E allora passerà alla storia come il “Patto della seppia”, quello che viene siglato da Faraone e Cardinale. Prima e dopo, ma soprattutto durante la presenza di Renzi.

E Crocetta? Evocato. Ma poco citato, se non per difendere Totò dall'accusa di «accoltellarmi come Bruto» rivoltagli dal governatore. «Uccise Cesare per salvare la democrazia e lo pugnalò frontalmente. Semmai alle spalle lo colpì Cassio», rintuzzano. Ridacchiando la sentenza: «Sarebbe più giusto dire: maramaldo, tu uccidi un uomo morto...».

In sintesi: «Qui dentro - chiosa D’Agostino - ci sono tutti i renziani puri di Sicilia, che archiviato il passato di Crocetta, stanno pensando al futuro. E non è una mia opinione personale. Ma è tutto vero».

Eccolo, arriva Renzi. Ripete ai suoi il mantra post-pasticcio con Angelino Alfano: «Evitare che ci sia un atteggiamento di minaccia di crisi di governo, è proprio una cazzata concettuale». Anche di fronte a «una scorrettezza che definire squallida è dir poco, perché ci hanno fregato due volte e forse qualcuno dei nostri s’è fatto fregare volutamente».

Le nozze. Ma prima la lista nozze. Quante devono essere in Sicilia? «Da voi non ho dubbi di come vada la doppia lista. Si fa solo in alcuni territori, perché può diventare un meccanismo di conta interna fra correnti». Poi chiede un doppio impegno: per il 30 aprile, ma soprattutto per quel «meccanismo di tranquillità del Pd» con cui «diventa più semplice la sfida delle Amministrative, ma soprattutto quella delle Regionali siciliane che io sinceramente considero una priorità assoluta». Renzi ne è certo: «All'appuntamento di ottobre sulla Sicilia, che è drammatico, non ci possiamo arrivare col mare basso. Ma dobbiamo alzare l’alta marea. Poi ve la vedete voi sul territorio...».

Poi l’annuncio più atteso: si cambia verso. «In questi mesi dobbiamo lavorare sulla Sicilia in modo diverso da come abbiamo fatto fino a oggi, metterci anche risorse dal partito nazionale per la comunicazione specifica. Nella ricerca del voto casa per casa siamo ancora più bravi dei grillini, ma sui social dobbiamo migliorare». Infine giura: «L’Isola è una mia priorità».

Il caffè e l’ammazzacaffè. Eppure, in mezzo a tutti questi nomi evangelici, non sono proprio le Nozze di Cana. No, il Vangelo non c’entra: né Luca, né Matteo. Ma Davide e Salvatore, detto Totò. Se non fosse un pranzo ci sarebbe lo Scola de La cena, giammai La cena dei cretini di Veber, forse qui c’è il Monicelli dei Parenti Serpenti.

Il conto, prego. Paga Lotti.

Evviva gli sposi".

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